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Facciamo il punto


 

DA TORRE AI FATTI DEL MONDO

di Simona Mariarosaria Quirino

 

Meglio perdersi viaggiando che non partire mai

Meglio perdersi viaggiando che non partire mai. È questa la frase riportata sullo striscione che apre la fiaccolata organizzata dalla città di Torre del Greco per ricordare i suoi ragazzi Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Antonio Stanzione, morti mentre si stavano recando a Barcellona, schiacciati dal crollo del Ponte Morandi a Genova. La procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, ma sotto l’occhio del ciclone c’è l’Anas, la società autostradale di proprietà della famiglia Benetton con il compito di gestire e fare manutenzione anche a tutta l’A10. Ora il Governo, soprattutto quello di area grillina, introduce di nuovo l’ipotesi di nazionalizzare le autostrade e mette il bastone tra le ruote all’Anas che vorrebbe occuparsi della demolizione di quello che resta del ponte e della sua ricostruzione, così come prevedeva l’iniziale concessione e così come vorrebbe anche il Governatore della Liguria di area di centrodestra Giovanni Toti. Al di là di ogni polemica, “Fate Presto”. L’architetto ligure Renzo Piano offre gratuitamente il suo aiuto, non da archistar, ma ipotizzando un’opera corale con ingegneri e architetti, facendosi guidare – dice ironizzando – “da un  parsimonioso spirito genovese”. Ironizza più volte  anche Salvini sui Social  indagato per sequestro di persona, abuso di ufficio e arresto illegale per il caso della nave Diciotti, trattenuta nel porto di Catania con a bordo migranti giunti dall’Eritrea. Ora, toccata terra, sono in viaggio verso altre Regioni italiane, ma anche verso Albania e Irlanda. Il Papa, proprio in Irlanda, accusa la chiesa di non aver fatto abbastanza in quella terra contro la pedofilia. Ha fatto troppo Trump quest’estate imponendo dazi sulle auto provenienti dall’Ue e su alluminio e acciaio alla Turchia che detiene da anni il pastore americano Brunson, arrestato per complotto e spionaggio. Crolla la Lira turca e crollano anche gli equilibri mondiali. Maltempo (...)

Il resto dell'articolo è presente sul numero 279 del giornale, in edicola dal 1 settembre 2018.

Alti e bassi


Titoli che salgono e scendono. A distanza di sole 24 ore. Fiat Chrysler crolla dopo la notizia della morte di Marchionne e il giorno dopo impenna, in un comportamento schizofrenico che rispecchia lo stato d'animo collettivo provato da una grave perdita. Se ne va con l'AD del colosso torinese un pezzo della storia d'Italia. Quella Italia della classe media che compra Panda e Ypsilon. Quella che ha visto un manager scravattato e impertinente salvare un pezzo dell'industria del Belpaese e uno dell'altro mondo oltreoceano. In quello virtuale crolla Facebook che perde punti in borsa a causa dello scandalo della Cambridge Analitycs, la società che ha fatto un uso scorretto di un enorme quantità di dati provenienti dal Social. Ciononostante la piattaforma continua ad essere sfogatoio di chi fa proclami e annuncia battaglie. Come la Taverna, Vicepresidente del Senato grillina, che annuncia l'espulsione del velista sardo Andrea Mura dal Movimento, perchè resosi colpevole del 96.8% di assenze in Parlamento. O come Salvini e Saviano, con il loro focolaio di insulti, che ha portato il primo a querelare il secondo perché lo ha chiamato Ministro della malavita. Focolai divampano in Grecia, di natura quasi sicuramente dolosa. Brucia la terra ellenica con roghi che fanno centinaia di morti e feriti. Chi ce l'ha fatta è perchè è rimasto in mare. Questa volta quello che salva.

 

La dolce vita strana

L’autonomia fa gola. Grande successo al nord per i referendum in Lombardia e Veneto. Esultano i governatori  Maroni e Zaia per la buona affluenza alle urne e i per i risultati ottenuti,  quasi tutti favorevoli.  Non più favorevole alle elezioni anticipate è il leader catalano Puigdemont, che desiste dopo averle annunciate in seguito alla linea dura adottata dal governo di Madrid per Barcellona. Contro la linea renziana, si schiera invece  il premier  Gentiloni che pare voler riconfermare Visco ai vertici della Banca d’Italia, nonostante la mozione di sfiducia PD, presentata in questi giorni in Parlamento a firma di Boschi e Rosato.  Rosato, intanto, esulta perché finalmente il suo Rosatellum bis diventa legge, dopo il sì definitivo al Senato. Dice no, però, il Presidente Grasso che protesta uscendo dal gruppo PD, proprio perché contrario al voto di fiducia sulla legge elettorale. Protesta anche il mondo del calcio per le foto razziste dei tifosi laziali che ritraggono Anna Frank con la maglia giallorossa. Rossa diventa la Fontana di Trevi (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 260 del giornale, in edicola dal 28 ottobre 2017.

 

L’arte fa miracoli

Accordo a tre raggiunto. Quello sulla legge elettorale che mette pace tra PD, Cinquestelle e Forza Italia. Il modello scelto è quello tedesco, metà maggioritario con collegi uninominali e metà proporzionale con liste bloccate. Al bando le preferenze e soglia per entrare in Parlamento al 5 per cento. Tagliati fuori, quindi, i piccoli partiti. Alfano compreso, che accetta la soglia ma si allontana dai tre. Tre contro tutti. Trump contro tutti. Al G7 di Taormina, infatti, il Presidente Usa si scaglia contro gli altri sei leader mondiali, mostrandosi ostile alla proposta di eliminare quote e muri contro i migranti e lasciando intendere la probabile fuoriuscita degli States dagli accordi di Parigi sul clima siglati dal suo predecessore contro il riscaldamento globale. Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo, il giudizio universale fa miracoli e nella Cappella Sistina i coniugi Trump si prendono per mano senza il placet di un Papa poco sorridente nella foto di rito per la loro visita in Vaticano. Nel frattempo il Francesco laico è omaggiato nella capitale dai tifosi che gli dedicano per la sua uscita dalla Roma una piazza a Testaccio. In parallelo, più a sud, Napoli omaggia il suo Principe dedicandogli un murales (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 252 del giornale, in edicola dal 3 giugno 2017.

 

Come una primavera che non decolla

Sembrava primavera e invece è di nuovo gelo. Le temperature scendono, lasciandosi Pasqua alle spalle. Quando in Turchia si consumava il giorno della verità. Verità è una parola troppo grande per il Presidente Erdogan che vince il referendum costituzionale sul presidenzialismo con il 51% di voti favorevoli. Tutti gridano ai brogli elettorali, mentre lui già promette al suo Paese la reintroduzione della pena di morte. E così il sogno (o forse l’incubo) di entrare in Europa sembra sempre più lontano. Più lontana dal Vecchio Continente appare anche la Gran Bretagna, dove Theresa May annuncia a sorpresa elezioni anticipate il prossimo 8 giugno, per poter affrontare la Brexit senza opposizioni. In realtà, un sondaggio alla vigilia di Pasqua ha assegnato al suo partito ben 21 punti percentuali di vantaggio sui laburisti, il distacco più grande dell’ultimo decennio. Anche i nostri sondaggi rivelano un centrodestra in rimonta se si andasse alle urne ora. Unito, raggiungerebbe il 30% dei voti, come il Movimento Cinquestelle, che tanto contento non è perché sembra più a suo agio all’opposizione. Opposizione ai vertici Rai, intanto, fa il Presidente della Commissione di Vigilanza Fico che invita a non pagare il canone se l’Azienda dovesse chiudere Report, dopo aver mandato in onda la chiacchierata puntata sui rischi delle vaccinazioni. Intanto Renzi sui Social difende i medici e la scienza. Una scienza non troppo esatta quella di Padoan che dice “scusate il ritardo” e non fa a tempo a presentare il decreto correzioni e crescita, la cosiddetta “manovrina”. Manovrina scoperta quella  dell’agente della procura di Napoli che manomette le carte sul caso Consip mettendo in dubbio l’accusa al papà di Renzi. Bassolino, intanto, accusa De Magistris di aver fatto cosa poco utile aprendo uno sportello online contro le diffamazioni sulla città e ironizza chiamando in causa Totò e il suo “ma mi faccia il piacere” (...)

L'articolo è disponibile anche sul numero 249 de "La tófa", in edicola dal 22 aprile 2017

 

Il bello e il brutto assieme

L’aria che uccide. Questa volta a massacrare la Siria non è stata un’esplosione, ma un gas che colpisce il sistema nervoso provocando una morte lenta o danni neurologici irreversibili. Il bilancio del raid dello scorso 4 aprile, tra morti e feriti, soprattutto bambini, è stato drammatico. Europa e Stati Uniti accusano il Presidente Assad che, dal canto suo, ha ovviamente negato ogni forma di responsabilità, protetto com’è dagli alleati russi alle prese, a loro volta, con l’attentato di San Pietroburgo. L’antica capitale degli zar e città natale di Putin è stata, infatti, colpita il giorno prima dell’attacco siriano, da un’esplosione in un vagone della metropolitana. Il terrorismo è l’ipotesi più accreditata e la vicinanza temprale tra i due fatti non sembra poi così casuale. Ad hoc sarebbe calzata l’analisi di un politologo dal calibro di Giovanni Sartori che si è spento in questi giorni lasciandoci, però, in eredità la sua visione del mondo, i suoi libri, i suoi editoriali e parole che la sua penna ha battezzato e che la nostra storia ha fatto sue. Mattarellum, Porcellum o, in tempi ancora più recenti, “Grillismo”. Quello che attecchisce sempre di più a Roma, dove i consiglieri pentastellati vogliono riportare la democrazia diretta proponendo, tra l’altro, la possibilità di introdurre nello statuto della città il referendum senza quorum. Un ideale senza cognizione perché così nessuno mai saprà quante persone sostengono una proposta e quante no. Come scriveva Bobbio “nulla rischia di uccidere la democrazia più che un eccesso di democrazia stessa”. Il PD, invece, procede step by step e Renzi esce vincitore dal voto dei circoli del partito come candidato alle primarie che si terranno il prossimo 30 aprile. Intanto la sua Firenze ospita Carlo d’Inghilterra e la sua first lady per consegnargli il premio “Uomo del rinascimento”. Un’immagine che prova ad offuscare quella del principe triste, che insegue la corona ma non l’afferra. Brutta immagine, invece, quella che restituisce a Napoli un libro di geografia, immortalandola tra i suoi rifiuti, come esempio negativo da non seguire, alla voce “educazione ambientale”. Una foto che, però, non risalirebbe al periodo dell’emergenza del 2010, ma sarebbe in realtà apparsa dopo una violentissima mareggiata. Sulle spiagge a ridosso di Castel dell’Ovo, dove, il mare restituì tutto. Anche il bello e brutto assieme. 

L'articolo è disponibile anche sul numero 248 de "La tófa", in edicola dal 9 aprile 2017

 

Un luogo non comune

Londra brucia. Dodici anni dopo l’attacco dei kamikaze islamici nella sua metropolitana ed esattamente un anno dopo gli attentati di Bruxelles, il terrorismo torna a colpire sotto il Big Ben. Questa volta letteralmente:  mercoledì scorso un’auto ha investito una dozzina di passanti sul ponte di Westminster, a pochi metri dalla torre dell’orologio che sormonta il Parlamento britannico. Il bilancio è di 4 morti e 40 feriti, tra cui due ragazze italiane. Theresa May riferisce alla Camera che l’attentatore era britannico e noto agli 007. Sotto l’occhio del ciclone, il Primo Ministro britannico, è anche alle prese in questi giorni con il divorzio imminente del Regno Unito dall’Unione, annunciato per il prossimo 29 marzo.  La sfida oltremanica è partita, mentre quella oltreoceano vede una gelida Angela Merkel trattare con freddezza il Presidente americano nell’incontro tra i due, neanche sigillato da una convenevole stretta di mano. La Germania questa volta fa scuola. E la fa anche con Schulz, eletto segretario del partito di sinistra che sfiderà la socialdemocrazia della Merkel alle prossime elezioni politiche. L’ex presidente del Parlamento europeo è stato votato per alzata di mano e con il cento per cento dei consensi. Un’acclamazione prevedibile per i tedeschi, inverosimile per noi italiani, alle prese con la via crucis della campagna elettorale del PD, tra battibecchi, rincorrersi di sfoghi, offese gratuite e fazioni scissioniste che minacciano il partito praticamente da quand’è nato. Dalle lotte intestine a quelle di frontiera. Protagonisti, questa volta, De Magistris e Salvini. Continuano le polemiche per la visita del segretario della Lega a Napoli dopo che il consiglio comunale ha bocciato l’ordine del giorno che impegnava la giunta a costituirsi parte civile negli eventuali processi a carico dei violenti della manifestazione contro il leader del Carroccio (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 247 de "La tófa", in edicola dal 25 marzo 2017

 

Cenerentola e Paperoni

Duello a colpi di blog. Da quando Renzi chiedeva a Grillo di “uscirci” all’epoca delle consultazioni per il suo Governo, è passato a un acceso botta e risposta con lui sulla rete. Sullo sfondo, le indagini per la vicenda Consip, la centrale di acquisti della Pubblica Amministrazione italiana. Tra i coinvolti c’è anche Tiziano Renzi, papà dell’ex premier, che secondo gli inquirenti avrebbe fatto pressioni su Luigi Marroni, Amministratore Delegato della Società, per favorire i suoi amici nell’assegnazione delle gare. Tra questi, figura il nome di Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano arrestato la settimana scorsa. Protagonista di quest’ennesima storia di “mazzette”, anche il Ministro dello Sport Luca Lotti, accusato di aver avvertito Marroni di essere stato intercettato. Soldi, soldi e ancora soldi. Come quelli che forse rientreranno in Italia grazie alla “flat tax”, una tassa agevolata per chi ha la residenza fiscale nel nostro paese: 100 mila euro e si è a posto con il fisco per ben 15 anni, con benefici estesi anche ai familiari. Una trovata del Governo italiano, messa in atto per ingraziarsi i “Paperoni” stranieri che si vedranno costretti a lasciare altri mercati non più convenienti, come quello di Londra, messo fuori gioco dalla Brexit. Matteo Renzi cita “lo sceicco che vuole abitare in una villa a Capri” come esempio calzante di questa operazione. Il “paperone autoctono”, invece, di questi tempi, preferisce a Villa Certosa un popolarissimo Mc Donald’s, in cui viene immortalato da una foto che subito fa il giro del web. Berlusconi, seduto a tavolino, legge il menu del fast food e non ordina bollicine, ma una semplice premuta d’arancia. Così facendo forse cerca di ritornare “pop”, ma oramai lo è di più il Papa che questo mese si aggiudica la copertina del Rolling Stone Italia, la famosa rivista dedicata a musica, politica e cultura. Il magazine ha voluto omaggiare Francesco perché il suo messaggio è popolare e arriva a tutti, soprattutto agli “ultimi”. Ultimi come Cenerentola e la sua scarpetta persa (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 246 de "La tófa", in edicola dal 10 marzo 2017

 

Roba da altro pianeta

Divorzio in casa democratica. Renzi lascia la poltrona e da' il via alla corsa per la segreteria del partito alla quale, a sorpresa ma non troppo, si candida Emiliano, ex Sindaco di Bari e attuale Governatore della Puglia. Aveva detto che se ne sarebbe andato e invece ha deciso di restare. Forse va via Bersani che dichiara di non volere più rinnovare la tessera del PD, lasciando esultare Berlusconi per una sinistra allo sbaraglio a cui potrebbe fare da contraltare un nuovo momento favorevole per la destra. Non è un bel momento, invece, per Crocetta, Governatore della Sicilia, preso di mira dai malcontenti dei disabili della Regione che si sono visti negare i fondi per la loro assistenza. A "dirgliene quattro" ci pensa Pif, il regista della "Mafia uccide solo d'estate", che lo rimprovera a bacchetta e si fa portavoce della protesta. Protestano anche tassisti e ambulanti che si sono sentiti danneggiati dal decreto Milleproroghe con il quale è entrata in vigore una direttiva europea che liberalizza le loro licenze. Licenze artistiche, invece, per Sturbucks, la multinazionale che ha deciso di aprire a Milano il suo primo caffè italiano, aggiudicandosi la gara per il restyling di piazza Duomo. E così, nelle aiuole della città meneghina, sono comparse palme e banani, tanto che qualcuno ha pensato di ribattezzarla "Milangeles". Forse una Milangeles di un altro pianeta, magari simile a uno dei 7 scoperti dalla Nasa in una zona abitabile della galassia. Sette pianeti come la Terra (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 245 de "La tófa", in edicola dal 25 febbraio 2017

 

Rimonte da spread

A volte ritornano, ed ecco che si parla di nuovo di "spread". La differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi risale tornando a farci compagnia a pranzo e a cena, all'apertura di ogni tg. Le agenzie di rating lo tengono in grande considerazione per formulare le loro valutazioni ma, a loro volta, facendo le loro valutazioni lo influenzano. La stessa tattica che adotta D'Alema minacciando uno spread a 400 se si votasse ora. E a fargli da eco intervengono i 41 senatori che si defilano da Renzi firmando un documento in cui chiedono all'ex premier di sostenere Gentiloni fino al 2018 e di dare avvio al Congresso del PD, sperando nelle sue dimissioni da leader. Dimissioni respinte con riserva, invece, per l'Assessore all'Urbanistica di Roma Berdini, resosi protagonista di un'intervista a La Stampa in cui ha definito Virginia Raggi "impreparata". Protagonista, il Berdini, anche della questione stadio della Roma, il cui progetto presentato nella Conferenza dei Servizi di questi giorni è stato in prima battuta bocciato e rinviato al prossimo incontro di inizio marzo. Nel frattempo Capitan Totti fa goal a Sanremo (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 244 de "La tófa", in edicola dal 11 febbraio 2017

 

Ingannare l'attesa a guardare le stelle
 
 
Terremoto e neve. Un binomio che da giorni affligge l’Abbruzzo, stanco e stremato da una natura che si è messa di traverso. Lo scorso 18 gennaio si sono registrate quattro scosse con picchi di magnitudo 5.5 in provincia de L’Aquila e che, ad effetto boomerang, hanno provocato una valanga di neve sul Gransasso, sommergendo l’hotel Rigopiano e molti dei suoi ospiti. Un resort  che ha perso le sue stelle sotto un manto di ghiaccio bianco. Le stelle della bandiera americana, invece, riflettono la chioma biondo platino di un Presidente che ringalluzzisce l’orgoglio patriottico nel discorso alla nazione pronunciato dopo il suo giuramento. “American first”, dice e promette di riprendersi i confini degli States. Detto, fatto e via al muro con il Messico e al decreto che impone misure restrittive all’immigrazione, soprattutto se di fede musulmana. Dalle 50 stelle americane ai  5 stelle della politica italiana. Grillo, infatti, in un’intervista a un settimanale francese ha affermato che “la politica internazionale ha bisogno di uomini di Stato come Trump e Putin”. Nel frattempo, però, cavalca l’onda dell’ennesimo scandalo in Campidoglio. Virginia Raggi, infatti, è indagata nell’inchiesta relativa alla nomina a Capo Dipartimento del Turismo della Capitale di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del Personale del Comune poi arrestato. La stella della Sindaca è ancora più eclissata. Eclissato già è, invece, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta costretto alle dimissioni da Papa Francesco per una vicenda poco chiara in merito alla sostituzione frettolosa del Gran Cancelliere che, da indiscrezioni, non avrebbe bloccato la distribuzione dei profilattici nelle aree di guerra dove operano i volontari dell’Ordine. Passando dai primi rudimenti ai temi più avanzati sulla materia, la Corte dei Diritti Umani a Strasburgo ha affermato che una coppia non può riconoscere un figlio come suo se il bimbo è stato generato senza alcun legame biologico con una madre surrogata. Una sentenza che comincia a fare ordine in una matassa un po’ confusa. Altro verdetto è stato emesso dalla Corte Costituzionale che finalmente si è pronunciata sull’Italicum, la legge elettorale tanto contestata vigente alla Camera dei Deputati. No al ballottaggio, sì al premio di maggioranza, no alle candidature plurime, ma la Consulta ancora tace sui capilista bloccati. Porta a casa il risultato senza gloria (...)
 
Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 243 de "La tófa", in edicola dal 28 gennaio 2017
 
L'unico tempo giusto
 
Cambio di guardia al vertice. Nuovo anno, nuovo Governo. In anticipo. Il Governo Renzi diventa Gentiloni, mentre gli altri prendono tempo per organizzarsi al meglio per le prossime elezioni. Grillo, infatti, ora è troppo debole istituzionalmente, Salvini è forte sul piano identitario ma senza speranze alla guida del Paese, Berlusconi da il suo placet a Gentiloni mentre è chiaro che oramai ha fatto il suo tempo. Ha fatto il suo tempo anche la Carrà che dichiara di volere ritirarsi dalla tv. Da Trieste in giù, però, si è messi un po' male. A Milano Sala si "autosospende" e si "disautosospende" dalla carica di Sindaco, come a scuola, perché ha appreso dai giornali di essere indagato in un'inchiesta su Expo 2015, di cui era amministratore. Amministrare Roma non porta fortuna a nessuno e così anche la Raggi chiede scusa a Grillo per non averla vista lunga su Marra e Muraro, rispettivamente dirigente delle risorse umane del Comune arrestato per corruzione e Assessore all'ambiente dimissionario con un avviso di garanzia pendente per la questione relativa alla gestione dei rifiuti nella Capitale. A Napoli il sangue di San Gennaro non si scioglie e il terzo miracolo per la curia non "s'ha da fare". È tempo allora di esaudire qualche desiderio in più per Papa Francesco che spegne le sue 80 candeline nel mese del Natale. Regali sotto l'albero per i più fortunati. Fabrizia li stava scegliendo girando in uno dei mercatini più conosciuti di Berlino (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 241 de "La tófa", in edicola dal 23 dicembre 2016

 

Da sinistra a destra, passando per il centro

E anche il terzo uomo di “sinistra” è andato. Dopo il passaggio di consegne di Obama e  l’annuncio di Hollande di non volere più candidarsi alle presidenziali del 2017, anche Matteo Renzi dice addio alla sua tanto contestata poltrona di Presidente del Consiglio. Dopo la lunga notte di domenica scorsa, quando le urne hanno sancito la vittoria del no al referendum costituzionale, il premier ha dato le sue dimissioni al Presidente Mattarella che, a sua volta, ha iniziato da prassi la maratona delle consultazioni. “Non di sole Costituzioni vive l’uomo, ma anche di lavoro e pensioni”, verrebbe da dire. Non per retorica, ma per mettere a punto una massima verificata che la sinistra ha da tempo dimenticato. Se ha perso in Italia e nel mondo è perché i suoi uomini hanno lasciato ai populisti il  monopolio dei diritti sociali. Quelli che, invece, ha difeso e poi soffocato Fidel Castro, altra pedina rossa andata via, al capolinea di un viaggio fatto di luci rivoluzionarie e ombre dispotiche. È sceso a Santiago di Cuba, lì dove tutto è cominciato e dove sono state sepolte le sue ceneri lo scorso 4 dicembre. Nello stesso giorno anche nel nostro paese si respirava nei palazzi una certa area funerea, mentre la piazza era in festa. Esultava perché ha vinto il no della protesta. Vedremo se a quella protesta farà seguito una valida proposta. Per il momento l’unica vittoria certa è che un referendum difficile da capire, ha fatto sì che la gente si riunisse per parlarne. E soprattutto che andasse a votare, visti  i livelli alti di affluenza raggiunta, pari a più del 68%. Affluenza con qualche assenza, invece, alla prima della Scala a Milano che quest’anno ha lasciato vuoti i posti riservati ai politici, rimasti a Roma per ovvie ragioni. Poltrone vuote lì, poltrone vuote qui. Solo vip e imprenditori del jet set hanno reso omaggio al consueto evento meneghino della sera di Sant’Ambrogio. Il Santo del 7 dicembre che protegge il nord, mentre l’Immacolata dell’8 scende più a sud (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 240 de "La tófa", in edicola dal 7 dicembre 2016

 

Sorpresi ma non troppo

Born in the Usa. Cantava Bruce Springsteen per chi era nato negli States, ma in questi giorni sembriamo tutti nati un po’ lì. L’America ha deciso. Il taycoon che molti davano per spacciato, sondaggi compresi, ha vinto sull’ex first lady aspirante premier. Donald Trump sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, con grande sorpresa del mondo. Un mondo che è ora nelle sue piccole mani. Piccole, ma potenti. Capaci di accendere o spegnere il motore di un carro armato, capaci di decidere le sorti di tutti quelli che lo davano perdente. Oltre ai sondaggi, la politica internazionale, la stampa, il suo stesso partito. Dalla sua parte, però, ha avuto il popolo: quello che vive delle sue aziende, quello tipicamente americano che ai dibattiti sul programma elettorale preferisce un’ora di show, quello che non ha voluto affidare a una donna i propri conti in banca dopo la crisi economica degli ultimi anni. Trump è la lezione che la storia ci da’ ogni volta che siamo troppo attaccati alle nostre convinzioni: la realtà è molto più complessa di quello che crediamo e ci sorprende sempre. Ci sorprendono, ma non troppo, anche i commenti di un sacerdote che ai microfoni della cattolicissima Radio Maria afferma che il terremoto nel centro Italia altro non è che una punizione divina per le unioni civili. Una scossa per il Vaticano che giudica le parole come offensive. Un po’ offensiva anche la standing ovation che supporta il premier quando dal palco della Leopolda, la kermesse renziana che si tiene ogni autunno nell’ex stazione fiorentina, sfodera attacchi nei confronti di D’Alema e Bersani che hanno detto no al referendum di dicembre. Una faida che ci sorprende, ma non troppo. Come il  “me ne frego” del Presidente della Commissione Europea Junker alle continue polemiche del governo italiano sull’austerity europea nei confronti dei suoi conti. Un “me ne frego” che alla nostra storia suona un po’ “mussoliniano”(...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 238 de "La tófa", in edicola dal 12 novembre 2016

 

Un posto a tavola

 

Rimandata  la proposta dei Cinquestelle sul dimezzamento dello stipendio dei parlamentari. Una volta in aula, l’iniziativa di legge a firma pentastellata, è tornata di nuovo in Commissione su proposta del Centro Democratico, preceduta da un ”botta e risposta” che in questi giorni ha visto impegnati  Renzi e Di Maio a contarsi le rispettive presenze a lavoro. Bocciato, invece, il ricorso al TAR  per difetto di giurisdizione avanzato dalle opposizioni per contestare il testo del quesito referendario sulle schede elettorali che, stante ai fatti, resterà a mo’ di spot pubblicitario. Promossi sempre i nostri studenti che con le nuove probabili regole per il prossimo anno scolastico non verranno bocciati alle scuole elementari e medie, dovranno superare due prove e non più tre alla maturità e avranno una commissione tutta interna a cui presentare non una tesina ma un progetto realizzato in un tirocinio aziendale. Ciononostante “meglio andare a zappare la terra”, non come offesa ma come invito, visti gli ulteriori sgravi fiscali annunciati dal premier nel settore agricolo, fiore all’occhiello della crescita occupazionale degli ultimi tempi. Intanto, le caldarroste non sono più così saporite. Colpevole un’annata magra a causa di un attacco di insetti provenienti dalla Cina. Che gli italiani si sbrigassero ad andare ad arare i terreni, prima che il lavoro cinese arrivi anche sui campi. Non castagne ma agnolotti, invece, sulle tavole della cena di gala  alla Casa Bianca tra il Presidente americano e il premier italiano con mogli e ospiti al seguito. Mentre Renzi incassa il “yes, you can” di Obama per il referendum, il regista premio Oscar Sorrentino, tra gli invitati, incassa notevoli successi per il suo The Young Pope, la serie tv che ha battuto ogni record precedentemente raggiunto dai debutti dei grandi successi seriali su Sky, come Gomorra. Avrebbe chiesto Coca Cola al Cherry l’irriverente e reazionario Papa per accompagnare gli agnolotti dello chef Batali. D’Alema, invece, scaraventa a terra quelli offerti da una giornalista Rai (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 237 de "La tófa", in edicola dal 29 ottobre 2016

 

All'italiana

Bocciato dagli inglesi. Il Financial Times ci va giù duro con il Presidente del Consiglio e chiama le sue riforme "ponte verso il nulla". O verso Messina. Così si chiama, invece, il guru della comunicazione assunto da Renzi e profumatamente pagato dal PD per la campagna elettorale del sì al referendum. Dopo le prove brillantemente superate dell'elezione di Obama e del no al referendum sull'uscita della Scozia dal Regno Unito sostenuto da Cameron, Messina si cimenta in questa impresa tutta italiana. Litigi domestici compresi. Come quelli tra il premier e la minoranza dem che chiede una modifica alla legge elettorale su premio di maggioranza, ballottaggio e Senato elettivo per evitare elezioni fantasma come quelle dei Consigli delle Città Metropolitane, scelti in sordina in questi giorni dagli amministratori locali. Il "Sindaco del popolo" vince di nuovo a Napoli, ma senza la maggioranza schiacciante, raggiungendo la quota di 9 consiglieri. A quota 7, invece, i compleanni dei Cinquestelle che festeggiano con il capo. Come deus ex machina, il Grillo riporta la pace nel Movimento, inaugurando la sua rinnovata stagione da leader. Commemorazioni anche per la giornata internazionale delle bambine contro i matrimoni precoci. Per loro fiori non d'arancio, ma arancioni per sdoganare finalmente lo stereotipo che vuole il rosa come colore femminile. Stereotipi che non si smentiscono, invece, nel baraccone della tv nostrana dove Clemente Russo non dovrebbe essere l'unico espulso dalla casa del Grande Fratello per offesa alle donne. Punizioni di scena, notizie date in pasto alla stampa all'italiana (...)

 

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 236 de "La tófa", in edicola dal 15 ottobre 2016

 

IRONIA DELLA SORTE

Conti senza ponte. Quelli di Renzi che, decisa la data del suo referendum, da’ il via alla maratona elettorale fino al 4 dicembre, battezzandola con l’annuncio del ponte sullo stretto. Tormentone che si ripete ogni volta che si torna alle urne. Ringrazia per il regalo Berlusconi, che sente l’eco delle sue vecchie promesse e che spegne ottanta candeline nello stesso giorno in cui, per ironia della sorte, fa sessantacinque anni  un suo vecchio rivale. A Bersani nessun regalo dal premier, preoccupato com’è per il futuro del nostro paese alla vigilia di un referendum di cui vorrebbe limare spigoli che ritiene pericolosi.  Se passa il sì, il Senato non elettivo e con poteri ridotti, favorirebbe il Governo che, con il nuovo sistema elettorale avrebbe una maggioranza schiacciante alla Camera e il rischio di una deriva autoritaria sarebbe dietro l’angolo. Intanto, il Ticino ha già detto sì all’iniziativa referendaria “Prima i Nostri”, che pone limite ai lavoratori frontalieri. Prima gli svizzeri e poi gli italiani. Protesta il Governatore della Lombardia Maroni per i suoi lavoratori e per l’ironia della sorte di qualcuno che è più a nord di lui. Al centro, la Sindaca di Roma dice no alle Olimpiadi del 2024 nella Capitale, vestendo i panni della madre di famiglia che non può permettersi di spendere tutti questi soldi. Tanti anche i soldi rubati nella cassaforte delle offerte a San Gennaro (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 235 de "La tófa", in edicola dal 2 ottobre 2016 

 

Diplomazia è femminile

Dimissioni a 5 stelle. Tra membri del direttorio offesi, assessori che hanno perso il match finale delle faide intestine o ancora indagati e protetti da componenti della cupola dal calibro di Luigi Di Maio, diviso tra mea culpa e contrattacchi, al Campidoglio si registra bufera. Con annesso di terra bruciata tra vicini di casa. La Sindaca, infatti, sfida San Pietro rifiutando l’invito della Cei al Festival dell’Azione Cattolica in cui sarebbe stato presente Monsignor Galatino, troppo poco per chi come la Raggi pretende di confrontarsi solo con i suoi “omologhi”, secondo pettegolezzi indiscreti trapelati dal suo staff. Rispetto per Francesco. Anche per quello giallorosso. Diplomaticamente, infatti, la Prima Cittadina non ha accettato la maglia di Immobile che la Lazio ha regalato a suo figlio tifoso, per evitare di prendere posizioni da derby. Poco diplomaticamente, al contrario, il suo omologo partenopeo De Magistris, continua l’affronto al Premier rifiutandosi di incontrarlo per discutere sul caso Bagnoli durante la visita a Napoli e liquidandolo con un freddo e veloce saluto al San Carlo. Un aiutino a Renzi viene dagli americani che appoggiano il sì al referendum prima di ottobre, poi di novembre e, infine, di dicembre.  Mentre la Clinton ferma la sua corsa alla Casa Bianca per qualche giorno di convalescenza, la sua campagna elettorale si trasferisce in Italia (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 234 de "La tófa", in edicola dal 16 settembre 2016

 

Al cuore

 

La terra si muove, il tempo si ferma. In una notte di fine estate, ad Amatrice, un paesino ai molti prima sconosciuto, l'orologio segna ancora le 3.36. Quelle del 24 agosto, quando un sisma ha fatto tremare il centro del nostro paese. Come se gli si fosse fermato il cuore. Molti adesso cercano di restituirglielo, col volto dell'Italia migliore. Quella che non si tira indietro davanti alle emergenze. Quella del volontariato. O quella che quest'estate abbiamo visto trionfare nello sport in terra carioca. Miniere di oro per gli atleti italiani alle olimpiadi di Rio. Il medagliere, tra ori, argenti e bronzi, segna 28. 828, invece, sono i dollari con cui il Cavaliere ha ceduto il suo Milan ai cinesi, seguendo l'esempio della sua vicina di casa nerazzurra. Mentre, però, l'Inter è passata a un grande colosso asiatico dell'elettronica, il Milan è stato venduto a un fondo di Stato del governo di Pechino. Se Berlusconi si è piegato ai comunisti, la fine degli ideali diventa certezza. Ultima chiamata, invece, per gli ideali dell'Europa, che ritorna a Ventotene. Lì, al cuore, dove tutto è cominciato con la firma del manifesto dell'attuale Unione, Merkel, Renzi e Hollande discutono del dopo Brexit. Più ad est discutono anche gli esclusi dell'Occidente, solo dopo, però, aver fatto la pace. Putin e Erdogan, archiviata la questione relativa all'abbattimento del cacciabombardiere russo, parlano del fantomatico golpe turco, della lotta allo Stato Islamico e intervengono anche nella guerra siriana. Mentre qui siamo distratti dalla polemica sull'uso o meno del costume arabo sulle nostre spiagge, il cuore del mondo è tutto lì. Tra le immagini dei bimbi di Aleppo estratti dalle macerie. Ai bimbi italiani ci pensa, invece, la ministra Lorenzin che ha dato il via alla campagna sulla fertilità delle donne (...)

Il resto dell'articolo è disponibile anche sul numero 233 de "La tófa", in edicola dal 4 settembre 2016

 

Venuto al mondo

 

Sono qui, fuori ad aspettare mentre scalpiti per venire al mondo. Con tutto l'amore che mi implode dentro e si affanna a venire fuori anche lui.

Ho salutato mamma tua prima che tornasse con te cercando le parole che non avevo per poter affrontare qualcosa che non conosco ancora. E così, come spesso accade quando il futuro mi fa paura, mi sono aggrappata al passato. Le ho ricordato quando da bambine giocavamo a mamma e figlia. Io la mamma, lei la figlia perché si portava piccola. Ma ero troppo figlia anche io e lo sono ancora, come lo è lei. Mentre cerca di capire cosa le sta succedendo. Mentre io l'aspetto qui a scrivere queste parole per provare a mettere ordine tra emozioni forti e confuse.

Quando la vedrò di nuovo sarà la stessa di sempre? Sarà la cugina che è preferita ma che non si dice, la mia confidente, la mia compagna di banco, la sorella di una vita? Guarderà il mondo con gli stessi occhi miei o ora sarà diverso per lei?

Mentre cerco le risposte, mi dicono che sei nato. E riesco a vederti per poco. Ma tu già mi guardi. Ed hai gli occhi di mamma tua. Il miracolo della vita è che sa darti risposte anche senza parlare. E quel mondo su cui dovevo fare il punto oggi sei tu.

Benvenuto Alessandro Giovanni.

 

Il testo è disponibile anche sul numero 232 de "La tófa", in edicola dal 16 luglio 2016

 

“Futtetenne e ridici su”

Elezioni a 5 stelle. E al femminile. I grillini vincono a Roma e Torino con due giovani donne Virginia Raggi e Chiara Appendino. Volti nuovi, più nuovi del Governo Renzi che incassa con il naso tappato la sconfitta di una campagna elettorale troppo lontana dalla realtà e dai problemi della gente. A Napoli De Magistris non ha rivali e si conferma per il secondo mandato a Palazzo San Giacomo, nonostante la scarsa affluenza ai seggi partenopei. A Milano tiene il Partito Democratico con Sala, soprattutto quando nell’ultima parte di campagna elettorale si discosta da Renzi e stringe alleanze con i Radicali. Parisi, il candidato del centrodestra, è l’unico sconfitto di successo perché ha tenuto testa a l’ex Manager di Expo riportando l’alleanza di destra su binari moderati e frenando le ambizioni della Lega che non riesce a conquistare Bologna. Chi ha vinto, chi ha perso, è sempre difficile affermarlo in maniera netta. Sicuramente ha vinto la protesta costruttiva contro la politica di palazzo. Una protesta dai toni più pacati come quelli delle due grilline che rompono con la tradizione delle urla del “Vaffa day” o di De Magistris che subito dopo le elezioni ha deposto le armi ed ha aperto al dialogo con Renzi. Ha vinto la gente stufa, ma propositiva. Stelle che splendono, ma anche stelle che cadono, come quelle della bandiera europea che perde un pezzo di storia con la Brexit dopo la vittoria del “leave” nello scorso referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione. L’impressione è quella che chi ha votato per l’uscita di scena britannica probabilmente non pensava di vincere. Non si spiegano altrimenti gli appigli che Londra sta cercando per cancellare l’esito del voto: il veto degli Stati (Scozia e Irlanda del Nord), la petizione per ripetere il referendum, la crisi di governo e l’attesa di un nuovo premier che sostituisca il dimissionario Cameron. Ultima cena per lui a Bruxelles dove nel menu mancava il “pudding”, per dirla con l’ironia inglese che ora deve esorcizzare anche l’uscita dell’Inghilterra dagli Europei 2016. Eliminata dall’Islanda, la squadra che non vince mai torna a casa. Rientra in patria anche la Spagna battuta dall’Italia che passa ai quarti dove incontrerà la Germania. La stampa tedesca già provoca chiamando “nonnetti” i giocatori azzurri per la loro età avanzata. “Futtetenne e ridici su” avrebbe detto citando una sua canzone il mitico Bud Spencer, il gigante buono di Santa Lucia morto a 86 anni lo scorso 27 giugno. Attore, pallanuotista, nuotatore e anche cantante ha fatto del suo essere napoletano un abito che non ha mai dismesso, anche quando era lontano dalla sua città. “Non sono italiano, sono napoletano” diceva, e questo significava per lui imparare a prendere la vita con leggerezza. Nonostante la stazza.

Il testo dell'articolo è disponibile anche sul numero 231 de "La tófa", in edicola dal 2 luglio 2016

 

Il calcio di inizio che resta

Calcio d’inizio battuto. Questa volta è all’indietro e con un uomo solo anziché due. Una nuova regola del gioco che la dice tutta su quello che accade in Europa. Mentre i Paesi gareggiano insieme sui campi di calcio agli Europei di Parigi, infatti, oltremanica prende sempre più piede la deriva scissionista per la “Brexit”, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea messa a referendum il prossimo 23 giugno. L’eco dei malcontenti inglesi sembra essere stato affidato alle sue tifoserie e così gli Hooligans si rendono protagonisti di violenti scontri con i fan russi, invitati dal Cremlino a “non reagire alle provocazioni”. Non reagisce e si defila dai ballottaggi di domenica prossima anche Matteo Renzi, che sarà presente a San Pietroburgo per il Forum Economico Internazionale. A consolarlo dalla disfatta al primo turno ci sarà Putin, che non potrà invece fare altrettanto per l’amico Berlusconi a cui vanno i migliori auguri di buona guarigione. Operato per un malore al cuore, farà anche lui da spettatore al secondo tempo di una campagna elettorale che ha dichiarato già vinti i vecchi partiti a favore di movimenti tanto populisti da diventare popolari o di liste civiche che premiano non più il simbolo, ma l’uomo. Tra gli apparentamenti all’ultimo voto, se non meraviglia la liaison politica tra Cinquestelle e Lega, sorprende ancor meno la dichiarazione di Massimo D’Alema che “pur di cacciare Renzi sarebbe pronto a votare Raggi”. Il nemico del mio nemico è mio amico, verrebbe da dire. Di nemici se ne vedono troppi e mentre sabato scorso il Pride di Roma era al tramonto, oltreoceano arrivavano le notizie della sparatoria al Pulse, locale gay di Orlando. 50 le vittime. Di un omofobo o un fanatico islamico, che importa. Il rumore di fondo è sempre e comunque atroce. “Chi non si accontenta lotta” era lo slogan della manifestazione di Roma ed è stato quello di una vita intera per Muhammad Alì (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 230 de "La tófa", in edicola dal 18 giugno 2016

 

Numeri e parole

70 anni e non sentirli. Quelli della nostra Costituzione nata il 2 giugno quando gli italiani si convertirono alla Repubblica preferendola col referendum alla Monarchia. Se li avessimo sentiti tutti, l’avremmo onorata con scelte diverse. Per esempio avremmo scioperato contro il Jobs Act come i francesi, che da settimane paralizzano uno Stato con mobilitazioni sindacali, stazioni di benzina senza carburante e trasporto fermo. Mettendo a rischio la tenuta del governo Hollande e bloccando totalmente la Francia, con gli Europei di calcio alle porte. Delle due, nessuna in Italia dove il “pallone” viene prima della nazione. Qui il lavoro si nasconde dietro numeri e percentuali che l’Istat annuncia ad intervalli regolari. In questi giorni le curve degli occupati e dei disoccupati crescono entrambi in un pareggio di conti che più che rassicurare ci fa dubitare. I conti si fanno anche per le amministrative dove, sondaggi alla mano, alla vigilia del 5 giugno i  5 Stelle sembrano brillare sulla Capitale, il manager di Expo è tra i favoriti di Milano, il Sindaco ribelle sembra portare vittoria a Napoli. Ma si sa, l’elettore, alla fine, decide in cabina elettorale. Per evitare di darli prima, i numeri bisogna contarli dopo (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 229 de "La tófa", in edicola dal 4 giugno 2016

 

Il gesto buono 

Un po’ per ciascuno non fa male a nessuno. Queste settimane il gossip politico è a “cinque stelle”. Filippo Nogarin, Sindaco “pentastellato” di Livorno, ha ricevuto un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta in un’inchiesta sull’azienda di rifiuti della sua città. Federico Pizzarotti, primo cittadino del Movimento 5 Stelle di Parma, è stato indagato, invece, per abuso di ufficio nella vicenda delle nomine al Teatro Regio. Prima della giustizia italiana, quella dei grillini ha già emesso sentenza scegliendo il cattivo. Pizzarotti, infatti, a differenza di Nogarin, è stato sospeso dal Movimento perché non ha comunicato tempestivamente di aver ricevuto un avviso di garanzia a papà Beppe Grillo. I litigi continuano anche in casa PD, vuoi per il numero di giorni in cui andare a votare alle prossime tornate elettorali, vuoi per il sì o per il no al referendum costituzionale di ottobre. A destra Salvini ne ha per tutti, anche per Alfio Marchini, candidato al Campidoglio per il Centrodestra, che gira per Roma in una Ferrari sostituita all’occorrenza da una semplice Panda che lo accompagna ai comizi elettorali. Tra queste faide intestine e disturbate di partito, si cerca di mettere ordine alla Camera con la discussione della proposta di legge sulla trasparenza finanziaria e sulla democrazia interna ai partiti, ma si finisce col litigare anche lì. Mentre in Italia si chiacchiera, altrove destra e sinistra sembrano assumere connotati nuovi. Mani grandi, guance rosse, fisico robusto e chioma biondo platino negli Stati Uniti, dove Donald Trump sarà il prossimo candidato Repubblicano alla casa Bianca grazie a una campagna elettorale che, tra una battuta sessista e l’altra, ha fatto della lotta agli immigrati il perno dei suoi consensi. Carnagione olivastra, religione musulmana e origine pakistane, invece, a Londra, dove il Laburista Sadiq Khan è stato eletto Sindaco della capitale inglese. Saranno gli immigrati a fare quella sinistra che noi non vogliamo più fare? Intanto, a Napoli c’è ancora Luigi De Magistris a gridare “rivoluzione” e ad infiammare la campagna elettorale per le prossime amministrative con invettive contro il Presidente del Consiglio Renzi. “Napoli capitale, Granducato di Toscana dietro” – urla dal palco, sognando il riscatto del popolo partenopeo. Chi sembra sognare un po’ meno è, invece, Roberto Saviano che, a 10 anni dall’uscita del romanzo cult e alla vigilia della seconda serie di Gomorra, afferma di aver perso fede nel cambiamento sociale in nome di un più autentico “gesto buono” del singolo (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 228 de "La tófa", in edicola dal 21 maggio 2016

 

Prime volte e déjà vu

Non è la prima volta che si pone la “questione morale” tra le fila della politica italiana. Ci sono passati tutti, ma in questi giorni è toccato al Partito Democratico. Stefano Graziano, Presidente del PD campano, è stato accusato di essere il punto di riferimento politico e amministrativo del clan Zagaria. Simone Uggetti, Sindaco del PD di Lodi, è stato coinvolto in un’indagine con l' accusa di turbativa d’asta nell’ambito dell’assegnazione della gestione di due piscine scoperte a una società sportiva partecipata dal Comune. Renato Soru, Europarlamentare del PD e patron di Tiscali, è stato, invece, condannato a tre anni per evasione fiscale. “La classe dirigente che delinque fa più danni dei ladri”, afferma Piercamillo Davigo, neo presidente dell’ dell’Associazione Nazionale Magistrati e queste sembrano essere prove che giungono con un tempismo perfetto, inserendosi nell’annosa questione tra politica e magistratura di cui Renzi continua ad essere l’erede di Berlusconi. Al Cavaliere, ancora il merito di rubare la scena con cambi di programma che vanno di pari passo con gli oracoli dei sondaggi per le amministrative nella Capitale. Liquidato Bertolaso, adesso l’ex Premier punta su Alfio Marchini, uomo che nel 2013 prima di candidarsi al Campidoglio, aveva raccolto le firme per presentarsi alle primarie del PD. Non è la prima volta che destra e sinistra si fondono e si confondo dietro quello che gli sfidanti chiamano adesso “Nazareno Bis”. Intanto “Roma non fa la stupida” e a piazza San Giovanni ospita come da consuetudine gli artisti per il concerto del Primo Maggio, quest’anno dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. Uno di quei ragazzi emigrati all’estero per lavorare e che i dati sulla diminuzione della disoccupazione nel nostro paese, diffusi “casualmente” a ridosso della festa dei lavoratori, sembrano includere nella ripresa. In realtà, i nuovi occupati sono tutt’altro che giovani: hanno più di 50 anni e accettano qualunque lavoro a qualunque paga pur di ricevere una futura pensione, per la gioia delle imprese che assumono personale con esperienza senza pagarlo tanto (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 227 de "La tófa", in edicola dal 7 maggio 2016

 

Ring dei nostri tempi

Il Movimento 5 stelle perde il suo guru. È di questi giorni infatti la notizia della morte di Casaleggio, ispiratore delle battaglie di Beppe Grillo e proprietario insieme al figlio della “Casaleggio Associati”, la società di strategie per il web che ha creato il blog del comico genovese e insieme la struttura organizzativa online del Movimento. Visionario, riservato e risoluto, a 61 anni si è spento dopo aver lottato con una lunga malattia, tra le polemiche di chi lo ha sempre visto come mente o come burattinaio dei pentastellati. Tra questi Vauro, criticato per la vignetta che mostra Grillo come marionetta dai fili tagliati per la morte di Casaleggio, al limite tra lo sciacallaggio e la satira che sa esorcizzare i momenti difficili. Forse Casaleggio, con il suo sarcasmo, avrebbe annuito. Mentre si discute sulla sua eredità politica, i Cinquestelle, insieme alle altre opposizioni,  smuovono le poltrone del Parlamento: al Senato presentando una mozione di sfiducia al Governo e alla Camera raccogliendo le firme per il prossimo referendum di ottobre sulla riforma costituzionale che rivoluziona il Senato, elimina le province e attribuisce più poteri allo Stato Centrale a discapito degli enti locali. La vendetta dei governatori regionali, che doveva già consumarsi con il referendum sulle trivelle, non c’è mai stata. Niente quorum raggiunto, anche se la vittoria del sì è stata schiacciante (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 226 de "La tófa", in edicola dal 23 aprile 2016
 

Livella di terra e di mare

“Sì, la Basilicata esiste” diceva Rocco Papaleo nel film “Basilicata coast to coast”. Oggi esiste anche Corleto Perticara, un comune in provincia di Potenza con poco più di 2000 anime sperdute tra le montagne, diventato il “Texas d’Italia”, tra pozzi di petrolio e scandali giudiziari che vedono tra i protagonisti anche Federica Guidi, Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico. Amara Lucania per lei, travolta da un’intercettazione in cui parlando al suo compagno, l’imprenditore Gianluca Gemelli, gli garantiva col placet del Ministro Boschi il via libera a un progetto di estrazione di petrolio a Tempa Rossa, il giacimento di Corleto gestito dalla Total, in cui le sue aziende avrebbero guadagnato circa 2 milioni e mezzo di subappalti. Sviluppo economico, dunque, per lui e per le lobby dei poteri forti che pullulano di amici e parenti dei politici di turno. Se questo doveva essere il governo dei giovani ha, ahimè, ereditato dinamiche che esistono dalla notte dei tempi. Tempa Rossa giunge, però, con un tempismo perfetto perché tira fuori dal suo anonimato il referendum sulle trivelle del prossimo 17 marzo. Dalla terra al mare. Una consultazione per decidere se vietare o no il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalle coste marine italiane, fino ad esaurimento risorse (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 225 de "La tófa", in edicola dal 9 aprile 2016

Primavere

Passato il Santo, passata la festa. È così che è successo per l’8 marzo. Archiviate celebrazioni sacre e profane, le donne continuano ad essere il bersaglio preferito del dibattito pubblico del nostro paese. Attraversandolo da nord a sud e passando per i vari partiti. Milano, Movimento 5 Stelle: Patrizia Bedori, la candidata a Sindaco nel meneghino, rassegna le sue dimissioni levandosi qualche sassolino dalla scarpa contro chi l’ha accusata di essere  troppo “obesa e casalinga” per la campagna elettorale delle prossime amministrative. Roma, centrodestra: Guido Bertolaso, il candidato preferito di Berlusconi sulla capitale, consiglia a Giorgia Meloni di fare la mamma e di non partecipare alla corsa per le amministrative capitoline. Consigli disattesi dalla neomamma che ha deciso, invece, di scendere in campo su Roma e tutelare così il suo diritto alla scena pubblica, come ogni donna con questo desiderio ha il dovere morale di fare (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 224 de "La tófa", in edicola dal 26 marzo 2016

 

Punti e punti e virgola in Italy

“Tu vuò fa l’americano” avrebbe cantato Carosone, ma siamo nati in Italy. Vogliamo fare i democratici con le primarie, ma non ne siamo capaci. Valeria Valente le ha vinte a Napoli, ma a pochi giorni dalla proclamazione come prossimo candidato Sindaco del PD, arriva l’accusa di brogli elettorali. Non siamo americani, perché in America nella stessa squadra lo sconfitto appoggia il vincitore. Antonio Bassolino, invece, è passato subito al contrattacco della sua compagna di partito con ricorso più appello contro la sua vittoria e, dulcis in fundo, una possibile candidatura alle prossime amministrative con una lista civica. Non siamo americani, perché invece di dire “yes, we can” diciamo “no, you can’t”, senza imbarazzi di gerarchie. Lo diciamo al Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori, perché lavora troppe ore al giorno, mettendo a repentaglio la sicurezza dell’ex residenza reale. Per noi è meglio la prudenza che lo stakanovismo. Non siamo americani, perché gli americani non chiedono aiuto a San Gennaro, anche se San Gennaro adesso avrà i suoi guai da pensare (...) 

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 223 de "La tófa", in edicola dal 12 marzo 2016

 

La parola giusta

C’era una volta l’Australia, terra dei canguri. Ah, no scusate quella era l’Italia. “Era” perché questi simpatici esemplari sono saltati altrove. Non si sa dove. Sicuramente fuori da Palazzo Madama, dove c’era troppo chiasso per loro. Ma non era lì che le unioni si chiamavano “civili”? Ricapitolando: il disegno di legge Cirinnà prevedeva, nel suo testo iniziale, il riconoscimento di pari diritti a coppie di fatto etero e gay, compresa la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico del partner da parte dell’altro coniuge. Tanti senatori sono insorti, molti hanno presentato una marea di emendamenti che hanno fatto scattare il   “canguro”, lo strumento che permette di accorpare le proposte di modifica simili per votarne, tra queste, una sola per tutte. Ai pentastellati l’“animale” non piaceva e allora, dopo varie ipotesi, ha fatto il suo ingresso in Parlamento un altro testo senza adozioni, sul quale il Governo ha posto il voto di fiducia: se non passa, si va a casa. Così, quella che doveva essere una questione di coscienza è diventata una questione di fiducia, o meglio politica. Quella politica in cui il Papa non vuole immischiarsi, nonostante la seduzione del tema. Chi si aspettava uno scontro acceso tra Stato e Chiesa, dovrà accontentarsi della solita bagarre parlamentare. I complottisti penseranno comunque a una velata dittatura di coscienza da parte cattolica, dimenticando che oramai siamo il secolo dei peccatori, senza troppi scrupoli. Al complotto grida anche Silvio Berlusconi che, secondo le intercettazioni rivelate in questi giorni da WIkileaks, venne spiato nel 2011 dai servizi segreti americani. Si ringalluzzisce, così, la tesi da lui sempre sostenuta di essere stato vittima di un complotto che lo ha costretto alle dimissioni. Mandato via con l’infamia, forse ne uscirà con la gloria, coronando il suo sogno di diventare “padre della patria”. Padre della letteratura che l’Italia saluta è, invece, Umberto Eco che ora ci lascia quaggiù da soli a interpretare la semiotica del momento storico che viviamo. A dare nomi giusti alle cose e alle rose. Chissà cosa avrebbe pensato del fiore “petaloso (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 222 de "La tófa", in edicola dal 26 febbraio 2016

 

Canta, che ti passa

“Un uccello non canta perché ha una risposta, canta perché ha una canzone” – proverbio cinese. Di canzoni se ne sono avute tante in questi giorni, di cinesi anche, di risposte un po’ meno. È iniziato il Festival di Sanremo e a quest’ora forse si saprà già il vincitore. A Milano, invece, il Partito Democratico già ha incoronato il suo re. Dalla “Sala da ballo”, la festa per la sua campagna elettorale, al palco: Giuseppe Sala sarà il prossimo candidato del PD alle elezioni amministrative del capoluogo lombardo. Commissario di Expo 2015, conferma la sua vocazione internazionale chiamando al voto anche la comunità cinese di Milano. “I cinesi hanno votato Sala senza sapere perché, come tutti quelli che votano PD”,  ironizza Maurizio Crozza nella sua copertina al programma Di Martedì.  Nel frattempo fanno festa per il Capodanno che l’8 febbraio ha inaugurato l’anno della scimmia, mentre a Viareggio ha sfilato un alchimista dal “potere delle illusioni” e dai tratti vagamente somiglianti a quelli del Presidente del Consiglio. Se la magia produce illusioni, i miracoli fanno flash. Tanti i selfie, infatti, per Padre Pio che è stato portato a Roma in questi giorni con un altro padre cappuccino San Leopoldo che ha, invece, riscosso poco successo tra i fan. Dal carattere schivo, forse dall’alto non gli dispiacerà essere stato “l’altro santo senza gloria”. Gloria sì, ma la santificazione può attendere, invece, per Vincenzo De Luca (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 221 de "La tófa", in edicola dal 13 febbraio 2016

 

Le chiacchiere lasciamole al Carnevale

La sveglia è suonata anche per noi. Sabato scorso si è svolta la manifestazione “#SvegliatiItalia”  a favore del disegno di legge Cirinnà sulle Unioni Civili, in questi giorni in discussione al Parlamento. Sul banco degli imputati, il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto. L’annosa questione, più volte battezzata con vari nomi, dai Pacs ai Dico, è stata puntualmente lasciata cadere nel dimenticatoio della legislatura di turno restando, però, nella  lista dei moniti dell’Unione Europea che questa volta ci bacchetta per i  nostri ritardi sul tema rispetto agli altri Stati. Noncuranti, continuiamo a perdere tempo appellandoci alle polemiche su  un articolo del provvedimento che prevede la “stepchild adoption”, ovvero la possibilità per uno dei due coniugi di adottare il figlio biologico del partner. Passo che per molti aprirebbe la strada alla pratica dell’utero in affitto, tra l’altro già vietata in Italia, e in ogni caso verificabile con un’accurata documentazione sul singolo caso. Se il figlio non è un atto di egoismo ma un atto d’amore, diamone prova di esserne veramente capaci cominciando con una società più civile. Subito. Le chiacchiere lasciamole al Carnevale. C’è chi pensa già alla maschera proponendo su Amazon quella da “piccolo profugo”, scatenando ire e pettegolezzi del web.  A questo punto, meglio restare senza vestito, anche per i nudi dei Musei Capitolini che, invece, sono stati coperti in occasione della visita del Presidente iraniano Rouhani. Padroni di casa ricchi di convenevoli con gli ospiti che vogliamo (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 220 de "La tófa", in edicola dal 31 gennaio 2016

 

Moralisti e Radical Chic: “quo vadino”

Terzo grado per Quarto. La giustizia divina dei pentastellati non si fa attendere ed espelle dal Movimento Rosa Capuozzo, la Prima Cittadina del comune del napoletano, rea di non aver denunciato le minacce ricevute da Giovanni De Robbio, Consigliere del suo stesso partito. Nonostante non abbia ceduto ai ricatti, la sindaca avrebbe dovuto dimettersi secondo quanto cinguettano e postano Grillo, Casaleggio e i “tre moschettieri” Di Battista Di Maio e Fico, questi ultimi due impegnati a difendersi a loro volta dalle accuse di essere già a conoscenza della vicenda. Se il Movimento è “al di sopra di ogni sospetto” e se la sua giustizia è davvero a Cinque Stelle, anche i due onorevoli dovrebbero dimettersi. In realtà, in questo gioco di discolpe e “tua culpa” l’unica verità è che neanche i grillini hanno l’esclusiva della morale (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 219 de "La tófa", in edicola dal 16 gennaio 2016

 
A chi guarda oltre, il dono
della nascita
 


Quello che non si fa in un anno, si fa in un giorno. O forse no. In
questo 2015, per esempio, ci sono state uscite di scena importanti.
Napoli ha perso due figli come Pino Daniele e Luca de Filippo,
consacrandoli per sempre ai suoi luoghi, nell'immortalità della loro
arte. Nei palazzi del potere, invece, nuovi ospiti si sono accomodati
sulle poltrone, regionali e centrali. Estenuanti sono state le
votazioni che hanno partorito un nuovo Presidente della Repubblica,
con una "verve" degna da discorso da ultimo dell'anno, annesso di
botto. Un arbitro che ha battezzato nuove regole del gioco chiamate
Italicum, Jobs Act e Buona Scuola. Simpatici nomi da copertina di
umori politici dal termometro altalenante per tutto l'anno (...)
 
Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 218 de "La tófa", in edicola dal 23 dicembre 2015
 
Solo una smorfia
 
La paura fa 90 o forse un po' di più. In Francia per esempio fa Le Pen, la leader del Front National che nei giorni scorsi ha vinto il primo turno delle elezioni regionali francesi, facendo leva oltre che sul malcontento verso l'attuale governo socialista, anche sulla "propaganda della paura". Una  paura che tende a ripiegare su quel senso di nazionalismo tipicamente francese, contrario alle politiche da lei stessa definite "mondialiste", in altri termini europeiste e globalizzate. Una strategia politica che tira anche oltreoceano dove un playboy dalla chioma biondo platino si propone come possibile candidato Repubblicano alla Casa Bianca, proclamando la chiusura delle frontiere reali e virtuali. Addirittura chiama a rapporto Bill Gates per decidere il da farsi per eliminare dal mondo la sua creatura: internet. Come chiedere al tempo di eliminare la storia (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 217 de "La tófa", in edicola dal 12 dicembre 2015

 

Non facciamo il punto

Cara Valeria,

Avrei voluto mettere in ordine i pezzi di questi giorni per fare le mie riflessioni come sempre, ma non ci sono riuscita. Ogni tentativo di pensiero lucido lasciava il posto a un'emozione troppo forte da tacere. Così, ho tentato di darle voce con questa lettera che tu non leggerai, ma che serve a me e a tutti quelli che hanno vissuto con me, direttamente o indirettamente, il dolore di questa tragedia.

Sei figlia della mia stessa generazione, quella che in questi giorni ho sentito spesso chiamare "generazione Erasmus". Troppo facile declinare così, una moltitudine di ragazzi e ragazze che non vanno all'estero per 6 mesi o un anno al più a studiare, ma che ci restano perché nel nostro Paese non ci possono tornare. Come te, che dal 2009 eri a Parigi per coronare il sogno di trovare lavoro con una laurea, per di più umanistica. Cosa che in Italia oggi appare impossibile, nonostante abbia dato i natali a civiltà che per quella cultura sono passate alla storia. Ora la storia ci ritorna crudele, carnefice di innocenti che pagano l'odio di chi usa la religione per vendicare guerre economiche e civili, di cui forse anche noi siamo artefici. Ma tu, ancora una volta, non ti sei arresa e anche ai tuoi funerali sei stata capace di far parlare tra loro tre autorità religiose diverse.

Ci sono battaglie che durano più di una vita e quelle che si consumano in poco, pochissimo tempo come la tua. Spero che il dialogo che ci hai lasciato in eredità possa essere una soluzione a quei mali del mondo che uccidono il futuro degli Stati. Quanto al mio di futuro, al nostro futuro, non posso prometterti che riuscirò a costruirlo come ce lo immaginavamo, ma ti giuro Valeria, ti giuro che ci metterò tutta la forza che ho e quella che ancora non so di avere. Troverò la mia strada anche per te perché sei l'esempio di cui la mia generazione ha bisogno adesso.

Questa volta il punto non l'ho fatto, perché non voglio mettercelo.

Ciao Valeria.

Disponibile sul numero 216 de "La tófa", in edicola dal 28 novembre 2015

 

Chi scappa, chi resta e chi trema



Terremoto a Palazzo Chigi. Epicentro un altro palazzo, quello dell'Inps, dove il il Presidente Tito Boeri ha pubblicato un comunicato stampa con la sua ricetta per la riforma del sistema pensionistico. L'ingrediente indigesto è stato la proposta di tagliare le pensioni sopra i 3500 euro per finanziare un reddito minimo alle persone con più di 55 anni, rimaste senza lavoro. Iniziativa che metterebbe "le mani nel portafoglio a milioni di pensionati" togliendo fiducia nella ripresa, secondo quanto riportato nel comunicato di risposta del Ministero del Lavoro. Delle due, però, nessuna. Che Boeri sia un Robin Hood improvvisato suona strano tanto quanto i dati della ripresa economica. 

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 215 de "La tófa", in edicola dal 14 novembre 2015

 

Decisioni e cuori infranti

Sinodo finito. Comunione ai divorziati da decidere caso per caso, comprensione e rispetto del mondo omosessuale ma mancato riconoscimento delle loro unioni, maggiore centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Risultati che molti hanno definito inferiori alle attese e che probabilmente lo sono. Il problema è che da questo Papa ci si aspettava la rivoluzione e, invece, ha dimostrato più volte di voler essere un "riformatore". Anche lo stesso Sinodo lo è perché giuridicamente ha il compito di emettere solo le linee guida sulle quali il Papa sarà, poi, chiamato a decidere. Stiamo a vedere. Nel frattempo, il Consiglio di Stato ha deciso di annullare le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso nel registro di Stato Civile del Comune di Roma. La fortuna ha oramai voltato le spalle a Marino. A sua difesa indirettamente insorge De Magistris che ha trascritto anche lui a Napoli i matrimoni gay e che chiosa su Twitter "Napoli città dell'amore, dei diritti e delle libertà civili" (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 214 de "La tófa", in edicola dal 31 ottobre 2015

 

Due piazze e due finestre senza Unioni

Da Piazza San Pietro a Piazza del Campidoglio. Domenica scorsa, infatti, i riflettori si sono spostati dalla finestra del Papa a quella di Palazzo Senatorio, sotto la quale si è svolta la manifestazione a sostegno del Sindaco dimissionario di Roma. Ignazio Marino ha, infatti, dichiarato e poi ufficializzato la resa in seguito all’ennesimo polverone che l’ha visto protagonista di spese a carico del Comune poco “istituzionali”: i famosi scontrini. Un ammontare esiguo in poco più di due anni di amministrazione ma che pesa, però, sulla sua campagna elettorale che aveva fatto di onestà e integrità morale i suoi cavalli di battaglia. A Roma, tuttavia, c’è chi si è reso colpevole di molto peggio. Usando una metafora, c’erano i ladri di banca. Marino, invece, è stato forse un banale ladro da supermercato. Goffo e imbranato. Probabilmente incapace di governare una città come Roma, ma anche vittima di un accanimento mediatico e di una coalizione politica trasversale che l’ha lasciato solo. Solo contro tutti, d’accordo a mandarlo a casa. D’accordo come spesso accade in questa legislatura. O quasi. Nei giorni scorsi, infatti, la maggioranza si è spaccata sul testo delle Unioni Civili, approdato finalmente in Senato. Gli “alfaniani” hanno contestato il disegno di legge voluto dal PD  perché contrari alla stepchild adoption,  ovvero la possibilità di adottare il figlio biologico del compagno (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 213 de "La tófa", in edicola dal 17 ottobre 2015

 

Coincidenze al rosso di luna

Finalmente è arrivata: via Pino Daniele. Alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris è stata inaugurata la strada dedicata al cantautore napoletano scomparso nel gennaio scorso. Il vecchio vico Donnalbina ha cambiato nome per fare posto a una delle voci indimenticabili del panorama partenopeo, tra la casa natale e i luoghi che hanno ispirato i suoi primi successi musicali. Come a dire che la stessa città è casa sua. Non sente, invece, questo senso di appartenenza il Sindaco di Roma Ignazio Marino che scappa spesso dalla sua di città e che nei giorni scorsi ha colto l'occasione per raggiungere il Papa a Philadelphia all'incontro mondiale delle famiglie. Si stenta a credere a un attacco di nostalgia nei confronti del Santo Padre (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 212 de "La tófa", in edicola dal 3 ottobre 2015

 

 Uscite e colpi di scena

Uscire di scena non è facile, ma c’è chi ci riesce con gloria. Tra questi Flavia Pennetta, la giovane tennista pugliese che subito dopo essere diventata campione del mondo al termine di una finale che l’ha vista orgogliosamente contendersi il titolo con la conterranea Roberta Vinci, ha annunciato il ritiro dalla sua carriera sportiva. La regina del tennis ha sentito che era arrivato il momento più giusto per fermarsi. E qual è il momento giusto? Per uno sportivo è facile: il momento giusto è il titolo mondiale. Ma per gli altri? Qualcuno fa il conto in “mandati”, come il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che in un’intervista televisiva promette di lasciare la poltrona dopo due legislature. Conti alla mano, nel 2028. E ventotto sono i paesi europei che, invece, si defilano dal palcoscenico dei banchi di lavoro a Bruxelles, rinviando forse al prossimo Consiglio degli Affari Interni del 22 settembre la complicata questione della ridistribuzione degli altri 120 mila profughi, arrivati sulle nostre coste con una traversata nel Mediterraneo o in una marcia estenuante a piedi tra i confini spinosi e “spinati” del nostro continente (...) 

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 211 de "La tófa", in edicola dal 18 settembre 2015.

 

Il Binomio Capitale

L'Inferno visto da Sandro Botticelli (ca. 1480 - 1495)

Il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone ha scritto in questi giorni al Sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto per manifestare tutto il suo sostegno alla candidatura della città come Capitale Italiana della Cultura per il 2016 e il 2017. La scelta di Ercolano “va molto al di là di un’occasione di rilancio –  scrive il magistrato – è una grande sfida per dimostrare che questa non è solo terra di disagio o di camorra, ma luogo di occasioni che aspettano di essere colte”. La cultura, dunque, come opportunità di redenzione contro la piaga dell’illegalità e della criminalità organizzata che fanno della città ma, più in generale, di tutto il territorio italiano un potenziale mal sfruttato. Basta alzare di poco lo sguardo su un’altra Capitale, Roma, dove in questi giorni si è svolta la manifestazione “Antimafia Capitale” a Piazza San Giovanni Bosco, lo stesso teatro che a fine Agosto ha messo in scena uno dei funerali più trash degli ultimi tempi (...) 

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 210 de "La tófa", in edicola dal 5 settembre 2015

 

Caldo e Freddo

Chi è circondato da servi si illude di essere signore. È accaduto al patron del Napoli De Laurentis che all’aeroporto di Napoli ha prepotentemente saltato la fila con staff e parenti al seguito (18 persone), imbarcandosi nel varco destinato agli equipaggi aerei. Con nonchalance ha poi chiesto alla Polizia dello scalo aereo di Capodichino di trasportare i suoi bagagli. Al legittimo rifiuto, invece di rinsavire alle regole del buon senso, ha forzato ancora di più la mano chiedendo di salire a bordo dell’aereo con un pulmino privato, pur se vietato. Al secondo diniego, ecco la “sceriffata”: De Laurentis avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente alcuni agenti della Polizia all’interno dell’aeroporto. Una scena da “cinepanettone” che meriterebbe di essere punita con il rigore dell’austerity tedesca. La stessa che ha reso protagonista ancora una volta, in questi giorni, la Cancelliera Angela Merkel. In una scuola a Rostok, infatti, parlando di immigrazione, la Merkel ha dichiarato che la Germania non può accogliere tutti e che “la politica deve essere dura”. Il problema è che l’ha detto rivolgendosi a Reem, una graziosa ragazzina palestinese arrivata con la sua famiglia in terra tedesca quattro anni fa, da un campo profughi in Libano (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 209 de "La tófa", in edicola dal 18 luglio 2015

 

Le sorti dei "governati"

Terremoto ad Atene. Grexit o non Grexit? Questo è il dilemma. E le citazioni continuano, se si pensa al parallelo che, in questi giorni, molti hanno fatto tra il discorso in tv di Tsipras alla nazione e quello di Pericle dopo la guerra del Peloponneso, trasformatosi da celebrazione dei caduti nella guerra contro Sparta in Manifesto della Democrazia Ateniese. La stessa che il prossimo 5 luglio è chiamata ad esprimersi sul referendum che dice sì o no alla proposta dell' Eurogruppo dello scorso 25 giugno. Un piano per evitare il default e tenere la Grecia ancora nell'area euro. Con qualche sacrificio. Troppo grande per il Premier ellenico che invita a votare "oki", che in greco vuol dire no. No a un aumento troppo alto dell'iva su alberghi e nelle isole. No ai tagli delle pensioni e a una rigida riforma fiscale. No alle privatizzazioni e alla liberalizzazione del mercato del lavoro. In compenso, Tsipras spera di ritornare ai tavoli dei negoziati europei con le ennesime controproposte. Bisogna poi vedere quali saranno le controrisposte. Certo un muro contro muro non gioverebbe all'economia di nessuno, da ambo i lati. Se nel vecchio continente tira aria pesante, oltreoceano, invece, si depone l'ascia di guerra. Quella tra Stati Uniti e Cuba, che il prossimo 20 luglio riapriranno le reciproche ambasciate nei rispettivi territori (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 208 de "La tófa", in edicola dal 4 luglio 2015
 
 
 
Legionari di frontiera e di piazza virtuale
 

Ventimiglia: le gendarmerie francesi bloccano la frontiera con l'Italia per evitare il passaggio di clandestini nel loro Paese. L'Europa, da senza frontiere e terra di pace, è diventata una sorta di campo minato e scenario di velata guerra fredda tra Stati che non vogliono farsi carico di quote di immigrati provenienti dal continente africano. Mancati padroni di casa che legittimano i muri alzati facendo appello agli accordi di Schengen, i quali prevedono la reintroduzione temporanea nell'Unione europea di controlli alle frontiere in caso di minaccia alla sicurezza interna o di problemi di ordine pubblico. La misura, tuttavia, dovrebbe avere carattere eccezionale e durata limitata al tempo necessario per riuscire a trovare una valida soluzione al problema. E, invece, sembra essere diventata lo scudo permanente dietro il quale si trincea la Francia così come gli altri Paesi. Se Schengen diventa un'attenuante di paure ed egoismi, il Testo Unico sull'Immigrazione, che concede permessi di soggiorno temporanei permettendo agli immigrati di viaggiare per l'Europa, potrebbe diventare una sorta di "Legge del Taglione" per l'Italia che al momento, invece, preferisce ancora la via della mediazione. Di tutta risposta, Salvini impazzisce sul web rispondendo da "peccatore" a Papa Bergoglio che ha chiesto perdono per chi chiude la porta ai rifugiati (...) 
 
Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 207 de "La tófa", in edicola dal 20 giugno 2015
 
 
Sconfitti a metà 
 

Nè vincitori, né vinti si esce sconfitti a metà. Così avrebbe cantato Arisa, profetizzando quello che sarebbe accaduto in queste elezioni regionali. Il Pd ha ora le redini in mano di 5 Regioni su 7, ma ha perso il fiore all'occhiello della Liguria passata al cavallo di battaglia del Cavaliere Berlusconi, Giovanni Toti, unico esemplare rimasto in vita di una destra oramai allo sbaraglio. Quella di Forza Italia che, nonostante i risultati parzialmente positivi, stenta a guardare al futuro bocciando ogni possibile erede alla leadership di Silvio, riesumato in extremis per questa campagna elettorale (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 206 de "La tófa", in edicola dal 6 giugno 2015

 

Il futuro è una grande occasione di libertà

Lunedì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che affronta il nodo pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il mancato adeguamento dei trattamenti previdenziali al costo della vita deciso dal Governo Monti con il decreto “Salva Italia” per il biennio 2012-13. Ora Renzi dovrebbe rimborsare di 18 miliardi più di 4 milioni di pensionati. Tuttavia, per limitare l’impatto sui conti pubblici e per rispettare i parametri europei di deficit e pil, il Governo ha deciso di stanziare solo 2 miliardi per il rimborso che avverrà “una tantum” e non per tutti, poiché resteranno esclusi tutti coloro che percepiscono una pensione sopra i 3.200 euro lordi al mese. Un contentino che molti hanno giudicato insufficiente e, tra l’altro, anche antidemocratico perché lascerebbe incompiuta una sentenza della Consulta. Critiche ragionevoli, se non fosse per il fatto che i soggetti che le muovono sono gli stessi che nel 2011 hanno votato non solo la norma in questione, ma tutta la riforma Fornero che l’attuale Governo dice di voler modificare con la Legge di Stabilità 2015. Certo è facile farsi maestri con le elezioni regionali alle porte perché, si sa, la lucidità politica in campagna elettorale è un paradosso. Come è un paradosso pensare che si possa passare il resto della vita con pochi spiccioli. Perché il futuro è tale indipendentemente dalla sua durata. “È una grande occasione di libertà, anche se fosse solo per un’ora”, afferma il premio Oscar napoletano Paolo Sorrentino, in uscita questo weekend con il film “Youth - La Giovinezza” (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 205 de "La tófa", in edicola dal 23 maggio 2015

 

Italicum, cum chi?

Lunedì 5 Maggio la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale, battezzata  “Italicum” dal  Presidente del Consiglio Matteo Renzi. 344 voti favorevoli e 61 contrari, quelli della minoranza PD. Un derby tra fedelissimi e non, che forse ha avviato la metamorfosi dei dissidenti interni in scissionisti. Tra questi Pippo Civati, il primo a dire addio al PD, unico partito rimasto lunedì alla Camera a votarsi la legge elettorale. Le opposizioni, Forza Italia compresa, hanno abbandonato l’Aula. Quella che doveva essere la “regola del gioco” scritta da tutti, altro non è stata che la solita monografia del partito di turno. Perché anche il Nazareno sembra essere archiviato. A questo punto c’è da chiedersi: “Italicum, cum chi”? “Con chi non dice sempre no” twitta Renzi. E forse ha ragione perché era da troppo tempo che le proteste, a destra e a sinistra, erano diventate sterili. Accidiosi ostacoli di un paese che ora cerca di riprendere in mano le redini della sua governabilità. Anche se il prezzo da pagare è passare attraverso un partito e la sua legge (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 204 de "La tófa", in edicola dal 9 maggio 2015

 

Tra mare e cieli il coraggio di una vita migliore

“Mare nostro che non sei nei cieli”: è la preghiera laica con cui lo scrittore napoletano Erri De Luca ha voluto rendere omaggio alle centinaia di vittime che hanno perso la vita domenica scorsa, nel Mediterraneo, a largo delle coste libiche. Anime in viaggio verso le nostre terre e in fuga dalle loro. Sì, in fuga. Perché fuggire è umano quando ci sono guerre. Come è umano andare alla ricerca non di una “vita migliore”, ma semplicemente di una “vita”. Anche a costo di rischiarla. Alla volta dei Paesi dell’accoglienza, come il nostro. Scomodo per chi lo abita, aria per chi lo desidera dalla disperazione oltremare. Ma anche l’Italia ha bisogno di riserve per non collassare. Quelle che devono arrivare da tutti gli Stati dell’Unione Europea, oggi minimamente impegnata in Triton, una missione di frontiera in mare, più di pattuglia che di soccorso. C’è chi come il Ministro dell’Interno Alfano grida, allora, all’attacco. Alle barche e agli scafisti. Talvolta anche questi solo passeggeri senza biglietto, burattini nelle mani avide di trafficanti senza scrupolo (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 203 de "La tófa", in edicola dal 25 aprile 2015

 

Che Pasqua sia

La giustizia italiana fa sempre parlare di sé. Per la sua grande magnanimità che assolve, prescrive o lascia impuniti per mancanza di norme. Come è accaduto per l’irruzione alla scuola Diaz da parte delle forze dell’ordine in occasione degli scontri avvenuti durante il G8 di Genova nel 2001. Il fatto è stato qualificato nei giorni scorsi come “tortura” dalla Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia non solo per il pestaggio subito da uno dei manifestanti (l'autore del ricorso), ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. Un vuoto normativo che ha consentito ai colpevoli di restare impuniti. E il Governo Italiano acclama ora all’immediata approvazione di una legge per introdurre il reato nel codice penale e che, tuttavia, ristagna già da quasi due anni nelle aule di un Parlamento lento e pesante. Lenti e magnanimi noi italiani. Come diceva De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”, siamo un “popolo d’amore” che mai avrebbe ammesso un parricidio politico simile a quello avvenuto Oltralpe. Protagonisti Jean-Marie Le Pen e figlia (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 202 de "La tófa", in edicola dall' 11 aprile 2015

 

BACCHETTONI E PERMISSIVI DAI CONFINI CONFUSI

Ho sempre creduto che la gens umana si dividesse, a grandi linee, in due categorie: quella dei moralisti e quella degli anticonformisti. Con le dovute gradazioni all’interno. Da un lato i cultori della tradizione, chiusi verso la modernità e impauriti dalle ventate di novità portate dall’evoluzione naturale della specie. Dall’altro i progressisti, ex sessantottini restii verso ogni forma di “sistema”, amanti della libertà ad ogni costo, ma schiavi delle loro stesse ideologie. Fedeli all’autorità i primi, allergici a questa i secondi. Eppure, negli ultimi tempi, separati da confini sempre meno marcati. Le inaspettate dichiarazioni conservatrici di Dolce e Gabbana sulla sacralità della famiglia tradizionale e la loro critica verso i “figli sintetici”, per esempio, hanno sorpreso tutti. Etero e non. A cominciare da Famiglia Cristiana che li ha difesi contro chi, invece, ha gridato al boicottaggio dei loro vestiti. Tra questi, Elton John, padre di due gemellini nati attraverso le nuove tecniche della scienza d’avanguardia. Aggiungerei anche costosa (...) 

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 201 de "La tófa", in edicola dal 28 marzo 2015


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