• Stampa pagina
  • Area riservata
  • Versione alto contrasto
  • Versione standard

 

Le tracce dell'eruzione del 1794

  pubblicata il 26/06/2016

L’antico chiostro delle Teresiane dell'Immacolata Concezione

di Giuseppe Maddaloni

 

Una data impressa nella memoria dei torresi: 15 giugno 1794. Una notte che rappresenta un tristissimo spartiacque nella storia di Torre del Greco. Un cataclisma naturale, una domenica fatale, un’eruzione, paradossalmente una delle meno violente della storia eruttiva del Vesuvio, che per Torre del Greco rappresentò, invece, una vera catastrofe. La città, raggiunta da un flusso lavico, vomitato da alcune bocche apertesi lungo lo scosceso del Vesuvio appena sopra l’abitato torrese, in poche ore fu sepolta, quasi per intero, da un ammasso igneo infuocato alto diversi metri. E le strade della città sono piena di memorie storiche indelebili che raccontano ancora, come un libro aperto da più di duecento anni, quelle fatidiche ore in cui Torre del Greco restò preda del tanto amato Vesuvio. I mille dislivelli, gli scoscesi, le pendenze, il campanile di Santa Croce semisepolto, gli affioramenti lavici alla base dei palazzi rappresentano tracce indelebili di quel passaggio distruttivo che plasmò radicalmente la città antica nella Torre del Greco che oggi tutti conosciamo. I resti dell’antico monastero dell’Immacolata Concezione, sconosciuti alla maggioranza dei torresi,  rappresentano una testimonianza straordinaria, legata alla distruzione del 1794, che merita di essere conosciuta. Lambito dalla lava, distrutto solo in parte, il monastero delle Teresiane di Torre del Greco consacrato nel 1706, esiste ancora. Basta saperlo riconoscere, leggere la storia, l’architettura e individuarlo inglobato nella cortina edilizia odierna. La lava, infatti, proveniente da nord non distrusse la struttura ma l’avvolse come in un abbraccio infuocato, stravolgendone il contesto urbano e rendendolo inagibile. L’antica chiesa, poi ribattezzata San Michele Arcangelo e Santissimo Sacramento, fu raggiunta dalla lava: fermatasi alla porta procedette il suo percorso accerchiando la struttura, distruggendo tre bracci del chiostro e innalzando il livello della strada. Una scena impressa nella poco nota gouache di Alessandro D’Anna oggi al museo di Budapest (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 230 de "La tófa", in edicola dal 18 giugno 2016

Menu principale


Tu che ta facive ncoppa a lava




Sponsor - Partner

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor

Immagine sponsor