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Carte a parte

  pubblicata il 01/06/2016

di Ciro Adrian Ciavolino

Un famoso quadro di Giovanni Segantini (1858 - 1889) si intitola  “Le due madri”.  Pittore di sentimenti e civiltà contadina la sua vita fu intensa ma breve. L’opera è ambientata in una stalla dove  c’è una mucca e una donna seduta con un bambino tra le braccia.

Mi piace questo titolo e pubblico qui l’inizio e le fine di un mio elzeviro pubblicato su La tofa  anni fa, in una rubrica intitolata Lettere a una Signora. Così perchè una nobildonna torrese, da Napoli, attenta lettrice della mia rubrica Conchiglie, generosa di lodi, scrisse al giornale raccontando una memoria di me ragazzo. Scorgendomi spesso passare ‘ncoppauardia dalla sua finestra, abitavamo entrambi da quelle parti,  Lei più grande di età, almeno vent’anni di differenza. Il pezzo intero è nel mio libro intitolato per questo motivo Conchiglie per una Signora, come mi suggerì Pietro Gargano, giornalista de Il Mattino. A quello scritto era apposto un esergo, come quasi sempre ho fatto, citando una canzone di Murolo e Tagliaferri ‘O cunto ‘e Mariarosa, nel testo si troverà questo riferimento. Il titolo del pezzo  era Capelli.

All’inizio e alla fine avevo scritto di mia madre e mia moglie, due madri, quindi. Mia madre era morta il 29 maggio del 1990, aveva 96 anni, mia moglie il 14 maggio del 2004 non ancora settantenne. Mi viene di usare il titolo del quadro di Segantini, citando questo per me triste mese.

 

Le due madri, di maggio

Gentile Signora,

quando Murolo con Tagliaferri, che qui viveva, scrisse questa meravigliosa canzone, era il millenovecentotrentadue. E’ una data a me familiare, non dico perchè, per mia piccola vanità. Me la perdoni, mi può intendere, ma poi si capirà.

Com’era mia madre nel millenovecentotrentadue, aveva ancora capelli biondi? O imbiancavano già. E le sciolsero quella treccia che le donne arrotolavano dietro la testa, quando partorì per la dodicesima volta?  Non glielo chiedo perché  Lei, Signora, possa saperlo, lo chiedo a me. Aveva trentotto anni, e aveva vissuto amore d’aprile se il suo dodicesimo figlio gli nacque in un freddo gennaio di quell’anno, il millenovecentotrentadue (...)

Il resto del racconto è disponibile sul numero 228 de "La tófa", in edicola dal 21 maggio 2016

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