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Carte a Parte: “Abbascio 'O sangue spierzo”

  pubblicata il 29/06/2016

di Ciro Adrian Ciavolino

La nostra è una città di sorprese se lasci il centro urbano e vai per periferie. La città è composita,è mare e campagna insieme. Il mare ha le sue sponde, si sa, la campagna no. La nostra città può essere di campagna ripartita in due fasce. Una a ridosso del Vesuvio ed un’altra a sud di quella che chiamiamo Via Nazionale, sulle carte Statale 18,Tirreno Inferiore. E quaggiù la campagna si presenta ammantandosi di azzurro marino, in un miscuglio vago, come di essenze di profumi leggeri e soavi. E soave è il percorso nel silenzio qui dove una strada, ora stirata di asfalto, si chiama Via Carbolillo, forse per casato antico di proprietari di terre in questi luoghi.

C’è una antica graziosa chiesa, tipicamente rurale ma di medie proporzioni rispetto a tante altre piccole cappelle campestri. E’ dedicata al Preziosissimo Sangue che i torresi chiamano, con fiorita lingua nostra  “abbascio ‘o sangue spierzo”. La pala d’altare rappresenta Gesù Crocifisso, è un’opera pittorica di buona fattura fine Ottocento. Parrocchia dal 1940, alcune lapidi riportano la data di fondazione, 1907. Quella sulla chiesa ricorda il primo dei fondatori, e in latino; altra riporta il concorso di altre persone. A memoria di questi una più nuova lapide, apposta al muro di un vano fuori il sagrato. Ne ricorda i nomi, tutti: Aniellantonio Mennella,  Carmine Faraone Mennella, Alessio Borriello, Vincenzo Marrazzo e Francesco Borriello. In questa si legge “affinchè il popolo avesse un luogo ove celebrare l’Eucarestia domenicale, memore e riconoscente dedica, 1997”.

L’aspetto della Chiesa è severo eppur leggero, con un campanile a cuspide che ricorda quelli romanici del pieno medievo. L’interno con una abside ripartita da eleganti fregi ricorda vagamente l’epoca liberty.

Parroco giovane, don Salvatore Accardo, 37 anni. Ordinato sacerdote nel 2004  è qui dal 2009, viene da Trecase, le atmosfere dei profili della sua città di origine li ritrova in questa quiete oasi di antichi fasti agricoli, dove i campi onoravano la Campania Felix, in parte abbandonati per migrazioni verso altri paesi e altri lavori (...)

Il resto dell'articolo è disponibile sul numero 230 de "La tófa", in edicola dal 18 giugno 2016

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