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ETHNOS CLUB - Donne e Sud

  pubblicata il 02/05/2013

DONNE e SUD

 

MYRIAM LATTANZIO     MASSIMO FERRANTE

GIANLUCA CAMPANINO plettri

FRANCESCO MANNA percussioni

TEATRI DI SETA

Elisabetta BEVILACQUA       Marina CAVALIERE

Serena LAURO    Francesca PONZIO

 

Regia

PINA DI GENNARO

 

Un viaggio tra musica e parole. Racconti di donne, storie di coraggio e di vita. Racconti di un mondo ai margini, spesso segnato da sofferenza, violenza, solitudine. Dove però la forza e la dignità prendono il sopravvento sulla desolazione, sulla sofferenze. Dove il riscatto e più forte della prevaricazione, dove delle donne hanno l’audacia di ribellarsi, rompere gli schemi, compiendo atti che eroici per se stesse e per altri. Eccole:

Maddalena Cerasuolo, Medaglia di bronzo al valor militare, è stata una delle tante donne protagoniste delle “Quattro giornate di Napoli”. Lenuccia, nei giorni della rivolta contro i nazifascisti, si distinse nel combattimento a Capodimonte, Foria e Chiaia, negli scontri a Materdei e partecipò anche allo scontro in difesa del Ponte della Sanità.

Franca Viola, donna siciliana, fu la prima donna italiana ad opporsi con forza e coraggio ad un matrimonio riparatore, sfidando un mafioso e diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.

Giuseppina Samà, calabrese, ha combattuto coraggiosamente per prendere possesso della terra necessaria a sfamare famiglia e figli. Incinta, vede cadere suo fratello e suoi cari durante il combattimento, ma non si arrende, non si tira indietro di fronte agli spari. Affronta i carabinieri, porta la salvezza alle sue compagne cadute: “Io a Fragala' c'ero dal primo e me ne sono venuta all'ultimo tanto che i miei figli mi piangevano perche' dicevano che mi avevano ammazzato. Io avevo una pancia molto grossa del mio figlio che adesso tengo in Germania”.

Felicia Impastato, che ha atteso la condanna degli assassini del figlio prima di morire. La vita di Felicia è stata una continua lotta, che però non è riuscita a piegarla. Felicia difende il figlio contro il marito che lo ha cacciato di casa, ma cerca anche di difendere Peppino da se stesso. La mattina del 9 maggio 1978 viene trovato il corpo sbriciolato di Peppino. Felicia dopo alcuni giorni di smarrimento decide di costituirsi parte civile . Al processo contro Badalamenti, venuto dopo 22 anni, con l’inchiesta chiusa e riaperta più volte grazie anche all’impegno di alcuni compagni di Peppino e del Centro a lui intitolato, con il dito puntato contro l’imputato e con voce ferma lo ha accusato di essere il mandante dell’assassinio. Badalamenti è stato condannato, come pure è stato condannato il suo vice. Entrambi sono morti, e Felicia, che aveva sempre detto di non volere vendetta ma giustizia, a chi le chiedeva se aveva perdonato rispondeva che delitti così efferati non possono perdonarsi e che Badalamenti non doveva ritornare a Cinisi neppure da morto. E il giorno in cui i rappresentati della Commissione parlamentare antimafia le hanno consegnato la Relazione, in cui si dice a chiare lettere che carabinieri e magistrati avevano depistato le indagini, esprime la sua soddisfazione: «Avete risuscitato mio figlio». Felicia ha accolto sempre con il suo sorriso tutti, in quella casa che soltanto negli ultimi tempi, dopo un film che ha fatto conoscere Peppino al grande pubblico, si riempiva, quasi ogni giorno, di tanti, giovani e meno giovani che desideravano incontrarla. Rendendola felice e facendole dimenticare i tanti anni in cui a trovarla andavamo in pochi e a starle vicino eravamo pochissimi. E ai giovani diceva: «Tenete alta la testa e la schiena dritta».

E per finire il racconto di una donna Grazia Deledda, attraverso la quale comincia il viaggio nella terra di Sardegna. Una terra antica, segnata da un profondo isolamento e da un incanto ancora più profondo. Una terra dove la solitudine è compagna perenne, dove i personaggi si muovono come eroi tragici alla ricerca di una via di fuga dalla sofferenza, immutabile, immobile, che sembra resistere ai cambiamenti del tempo e della vita. I racconti si snodano attraverso un universo corale, una voce comune, totale. Espressione collettiva, racconto a più suoni . Come a sottolineare l’universalità delle vicende narrate, la vicinanza nella miseria, la condizione unanime di chi vive e si muove ai margini della realtà e trova il coraggio di far sentire la propria voce.

Voci all’interno di un unico coro di anime, voci di donne coraggiose.

Testimonianze di forza.

Donne del Sud.

Per prenotazioni contattare il numero 081/8823978 oppure 3388896139.

Costo biglietto 10 euro.

Menu principale


Tu che ta facive ncoppa a lava




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